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Ai Weiwei e la discordia LEGO®

Uscendo dall’universo lego entriamo nel campo degli artisti che utilizzano il mezzo LEGO® come strumento per realizzare opere d’arte. Tralasciando i LEGO Professional che sono tutto e per tutto “dipendenti” (per così dire) LEGO® ci sono artisti che comunque fanno grossi acquisti per le proprie opere. Il caso più famoso è stato quello di Ai Weiwei, artista e dissidente cinese che nel 2015-2016 fece parlare di se per il rifiuto da parte di LEGO® di un grosso acquisto per alcune opere.
Ai Weiwei è figlio d’arte ( il padre era un importante poeta cinese, Ai Quing) e la sua vita è stata costellata di grandi successi e importanti studi. Difatti nel 1980 con il suo gruppo “Stars” riusci a portare la prima mostra di arte contemporanea al China Art Gallery di Pechino. Ma fu nel 1981 che si ebbe il suo incremento artistico, dopo essersi trasferito a New York. Nel 1993 torna in Cina e si occupa, oltre che al padre ammalato, di un importante gruppo di avanguardia cinese e nel 1999 inizia ad occuparsi di architettura per poi aprire un importante studio. Nel 2003 fonda un altro studio e si occupa di importanti progetti. Ma nel 2006 apre un blog e inizia a occuparsi di diritti umani, questo lo porterà contro il regime cinese e finirà in carcere. Verrà liberato dopo 81 giorni di reclusione, 81 giorni in cui i principali musei del mondo si sono attivati per la sua liberazione.
La sua storia è importante ai fini di questo articolo: difatti sul finire del 2015 Weiwei richiese un importante quantità di mattoncini LEGO® per realizzare opere per una mostra in Australia ma il gruppo rifiutò il supporto all’artista rifiutando di fatto il suo ordine. La situazione fu resa di dominio pubblico grazie ai social e subito fu accusata LEGO® di togliere la libertà di espressione (d’altronde già precedentemente Ai Weiwei utilizzò i mattoncini LEGO® per una mostra di ritratti in America, a San Francisco). Infatti lo stesso Ai Weiwei defini questo “un atto di discriminazione” e difatti il suo passato di attivista e dissidente alimentò i sospetti che LEGO® per evitare problemi con il governo cinese (ricordo che LEGO® cerca di conquistare il mercato cinese e comunque ha sempre le sue fabbriche in Cina) rifiutò l’ordine di Ai Weiwei (e quindi non una politica LEGO® ma la politica nella LEGO®). A inizio 2016 LEGO® finalmente fece retromarcia e concesse l’ordine a Weiwei (che nel mentre si era attivato con veri e propri centri di raccolta in varie città) specificando che LEGO® per evitare malintesi avrebbe rifiutato ogni appoggio ad ogni tipo di opera che fosse esposta in pubblico. Ovviamente la spiegazione di LEGO® al suo rifiuto fu che la politica LEGO® è quello di non accostare i mattoncini a opere puramente politiche.
Fonte ricerca:
Massimiliano Ercolessi di Brickpatici

Fonti e ulteriori approfondimenti:
http://www.corriere.it/esteri/16_gennaio_13/ai-weiwei-piega-lego-cosi-finisce-discordia-mattoncini-censura-a8423ec0-ba1a-11e5-bd65-6f6ef3802e17.shtml

https://it.wikipedia.org/wiki/Ai_Weiwei

 

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