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Microcity: Meribia di Marco De Bon

Immergiamoci subito nelle atmosfere di questo diorama per provare poi ad analizzarne alcuni aspetti tecnici e stilistici.
Vi lascio alle parole dell’autore…
“Ho cominciato la costruzione della mia Microcity (che ho chiamato Meribia) un anno fa, agli inizi del 2018; precedentemente, la mia esperienza si fermava alla costruzione di mech, ma quella della micro scala è un mondo che mi ha sempre incuriosito. Una volta studiati certi meccanismi, mi ci sono buttato e ho creato i primi 4-5 edifici, ma ben presto mi sono accorto che, accanto ai miei amati robottoni, ormai cominciavano ad accumularsi piccole strutture, palazzi di ogni tipo e così via; così ho realizzato un primo mini quartiere, già predisposto per una possibile espansione. Contemporaneamente, ho partecipato con i miei mech alle mie prime esposizioni nelle varie fiere dedicate al mattoncino e mi sono accorto di quanto sia importante curare l’esposizione e quanto colgano l’attenzione le moc più grandi. Quindi ho pensato di unire tutto ciò che mi riesce discretamente con il Lego ed è nato un vero e proprio progetto: Meribia doveva essere al contempo una intera microcity indipendente, ma anche un diorama funzionale allo scontro tra due mech. Naturalmente, quei mech non possono ospitare una minifig, vista la scala, pertanto le due realizzazioni si rifanno allo spirito e proporzioni dei colossi del film Pacific Rim. Per Meribia ho previsto un totale di sei quartieri/zone, e sono attualmente all’80% della realizzazione. I quartieri tendono a portare gradualmente la city ad un cuore centrale che presenta i palazzi più grandi, e questa è stata una precisa scelta espositiva, in modo che l’osservatore possa vedere quasi tutto già ad un primo colpo d’occhio. E per ”tutto” intendo anche i due ingombranti ospiti che calpesteranno la città, che hanno il loro posto preciso. Dopo la sesta zona il progetto sarà definitivamente chiuso, ma non ho intenzione di abbandonare l’idea dei diorami funzionali ai mech; molto probabilmente tenterò con scale diverse e con approcci alternativi.”

 

Il colpo d’occhio è meraviglioso, edifici tra il moderno ed il futuristico, colori e stili ben accostati.
Per l’imponenza spiccano, senza mai oscurare il resto, il cuore di grattacieli light gray/sand green con i suoi slope curvi, ed il distretto semi-industriale.
Qui, tra edifici (istituti) dedicati alla ricerca e impianti, la fanno da padroni tile e slope curvi, un dish inverted (radar), varie wheels e bricks round.

Le dimensioni e l’elevata densità di elementi ne fanno un’opera perfetta per esposizione in eventi fieristici.

Nota
Molte microcity sono più facilmente apprezzabili in foto, altre meno. Ferme restando le proporzioni (la scala), l’estensione può fare la differenza specie nel caso di “opere” da esporre in spazi molto ampi (es. capannoni).

Altri elementi di pregio:

  • la simmetria degli edifici;
  • la distribuzione degli elementi (molto belli quelli a schiera nella combinazione tan, trans clear e dark brown);
  • la rotazione – rispetto all’asse normalmente imposto dagli incastri – di alcuni edifici;
  • la pulizia delle linee;
  • il verde (personalmente lo ritengo un must);
  • last but not least la base, ben curata e studiata per l’incastro di moduli/quartieri aggiuntivi.

In attesa dell’ultimo e definitivo step me ne starò qui a contemplare Meribia, cercando spunti ed idee (ce ne sono diversi) da replicare in qualche sessione di “lavoro”.
Ancora grazie Marco

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